Continua la nostra rassegna sui libri per bambini, con piccoli editori e scrittori nascosti che ci rivelano tesori nella narrativa per bambini.

Oggi scopriamo Il Camping senza insegna – La maledizione del Bigfoot, un racconto per piccoli amanti dell’avventura, in compagnia del suo autore, Maurizio Di FeoMaurizio è un artista visivo: la sua arte spazia dalla scultura alla fotografia passando anche attraverso la narrativa.

Il Camping senza insegna – La maledizione del Bigfoot” è un originale libro illustrato adatto a bambini a partire dagli 8 anni. Il racconto è un’avvincente avventura estiva, una “storia quasi vera” , come la definisce l’autore, ambientata in un camping senza nome con un custode senza nome: i giovani protagonisti, anche loro senza nome, si trovano a vivere vicende fantastiche tra i boschi del Canada. Piccoli brividi per i bambini e insegnamenti nascosti tra le righe per i grandi, il tutto accompagnato da 15 illustrazioni dell’autore, vere opere d’arte di Maurizio Di Feo.

Scopriamo di più su questo libro insieme al suo autore Maurizio Di Feo.

Intervista a Maurizio Di Feo, scrittore e artista contemporaneo.

Ciao Maurizio, benvenuto su Matera per Bambini. Solitamente la tua arte spazia nel campo visivo: fotografia, scultura, arte digitale. Cosa ti ha portato alla scrittura?

Grazie a voi per l’invito. Come molti ho cominciato a scrivere e disegnare sui banchi di scuola. Ricordo ancora le facce dei bidelli adirati nei miei confronti mentre spruzzavano alcool denaturato per pulire i miei scarabocchi immortalati sulla fòrmica del banco. La scrittura è sempre stata parte integrante della mia produzione artistica. Le opere contemporanee molto spesso vanno decifrate quindi è la spiegazione stessa a diventare l’opera reale. La scrittura è la più alta forma di arte concettuale, permette di rappresentare situazioni, senza avere la necessità di manipolare la materia. Inoltre è un processo creativo molto libero, puoi lavorare ovunque, non hai bisogno di un laboratorio e neanche di trasportare pesanti materiali.

Durante la leva militare obbligatoria non ho prodotto una sola opera visiva ma ho scritto tantissimo sulla carta e sulle piastrelle dei bagni della caserma, perlopiù cose poco raffinate ma negli anni successivi sono risultati molto utili per la stesura dei miei libri rivolti al pubblico adulto. Per questo mio modo di considerare la creatività mi vien chiesto spesso se sono più un artista visivo o uno scrittore. La definizione di artista l’ho sempre considerata eccessivamente autoreferenziale e per quel che mi riguarda dipende dal periodo in cui mi viene posta questa domanda. In questa fase della mia vita sono uno scrittore che produce arte visiva.

Tra qualche tempo potrei definirmi regista, archeoastronomo o cacciatore di bigfoot. Potrei essere attratto da qualsiasi cosa ma la farei assecondando sempre il mio clima che non muta a prescindere dal linguaggio.

“Il Camping senza insegna” è un piccolo campeggio a nord del Canada dove, nell’estate del 1986, accade qualcosa di incredibile: un susseguirsi di eventi fantastici, un’immaginazione senza freni rende il racconto avvincente e accattivante. L’hai ideato facendo un tuffo nel tempo fino ai tuoi 8 anni?

Sicuramente sono riportate emozioni ed ambientazioni che ho vissuto da piccolo. A metà degli anni ottanta era consuetudine avventurarsi con biciclette e skate in case disabitate, campagne, grotte e cimiteri, per di più la cinematografia ha contribuito ad accrescere il mio immaginario. Capolavori come E.T., i Goonies, La storia infinita hanno fatto da sottofondo all’infanzia della nostra generazione e non solo. Ancor oggi riscuotono molto successo tra il giovane pubblico, basti vedere molte serie e film di successo odierno come Stranger things o Super 8.  

“Il Camping senza insegna” è nato rapportando le atmosfere passate con il vissuto odierno dei miei nipoti, una piccola tribù famelica di storie. Con loro mi sono cimentato nei miei primi racconti per l’infanzia.  L’estate del 2019 è stata molto piovosa e con mio nipote Emanuele di soli otto anni, citato in copertina, abbiamo trascorso insieme, parte di quella villeggiatura, immersi in una pineta.  Tra fulmini e condizioni meteo avverse è sorta l’armonia fra due differenti generazioni. Tra innumerevoli storie e racconti paurosi ma non troppo, abbiamo abbozzato la prima stesura a penna su carta.

Nel libro non ci sono nomi: il camping è “senza insegna”, narratore e protagonisti non svelano il proprio nome. Come mai hai lasciato questo velo di anonimato? 

Parte del mistero si cela proprio nell’assenza dei nomi, come nei racconti tramandati dagli anziani fatti di superstizioni, credenze popolari e storie inquietanti. I nomi servono agli adulti raziocinanti per identificare il prossimo. Ai bambini questo non serve. Al parco loro parlano, giocano e si picchiano senza presentarsi. Gli adulti invece hanno bisogno di nome, cognome, professione e parentele per etichettare chi hanno innanzi, invece non c’è niente di più bello che parlare per ore in treno con un estraneo confessando tutto senza sapere chi sia e senza remore nell’annoiarlo.

Il libro è accompagnato da 15 tue illustrazioni, vere e proprie opere d’arte che accompagnano la narrazione: sembra che tu voglia stimolare l’immaginazione del lettore senza condizionare troppo la sua fantasia. Cosa ne pensi?

Anche qui subentra la mia contaminazione artistica, in una sorta di illustrazione concettuale dove il lettore contribuisce al contenuto del libro con la propria immaginazione. Munari scriveva che i giocattoli devono essere stimolatori dell’immaginazione, non devono essere conclusi o finiti. Un insegnamento tramandato dal “non finito” di Michelangelo Buonarroti. Questa è una eredità culturale che spetta noi tramandarla. Tralasciando l’esasperata descrizione, scritta e grafica, si permette al lettore di entrare nel vivo del libro immedesimandosi nei personaggi.

Si percepisce una sorta di contrapposizione tra il mondo “adulto”, razionale e controllato, e il mondo “bambino”, libero e sognatore: hai voluto offrire uno spunto di riflessione per noi adulti?

La razionalità è decisamente noiosa se non accostata alla capacità creativa e all’umorismo. Con l’educazione dei bambini plasmiamo il nostro avvenire, spetterà loro prendere le importanti decisioni per il futuro del nostro pianeta. Se potessi scegliere non affiderei il mio destino nelle mani di un adolescente che oggi gioca a fare il costruttore con Minecraft e vestirsi da Creeper con la faccia pixelata. Preferirei affidarmi ad un bambino pragmatico appassionato di Lego, capace di costruire cose concrete. I bambini sono tutti potenzialmente promettenti. I problemi sorgono quando crescono. Per questo dovremmo ascoltarli molto durante la loro infanzia e far finta di ascoltarli durante la loro adolescenza.

Nella purezza di un pensiero “infantile” si possono trovare sagge risposte purché analizzate attraverso la maturità. Ad un bambino Siriano è stato chiesto se avesse mai avuto il desiderio di scappare in Italia, lui ha semplicemente risposto che se gli uomini avessero fermato la guerra non ce ne sarebbe stato bisogno.

“Camping senza insegna – La Maledizione del Bigfoot” è un racconto di mistero e avventura che ha l’amicizia e l’amore come messaggio principale: un racconto per ragazzi, un viaggio nell’immaginazione dei bambini che, come sempre, hanno molto da insegnare agli adulti. 

Dello stesso autore troviamo Anche gli alieni bestemmiano”, un romanzo di fantascienza umoristica distopico e grottesco. Entrambi i libri di Maurizio Di Feo si possono acquistare su Amazon.

Liberate la fantasia e…buona lettura!